Stamattina non si scherza amici. Oggi mi è stata richiesta un’attività: devo smetterla di fare la gigiona e applicarmi seriamente alla messa a punto del mio sito.

Ovviamente, dietro a una scrittrice in erba come me, c’è un intero staff di vassallaggio. C’è chi mi aiuta e segue nella correzione delle bozze degli articoli, nella grafica e design del blog e in tutti quei lavori specializzati per i quali io mi trovo poco portata. C’è anche chi mi tampona la fronte quando in agosto scrivo nel mio cubicolo di camera, porgendomi la cannuccia per succhiare le bevande, in modo che io non debba staccare mai le mani dalla tastiera… SI MAGARI!

Credevo di potermela cavare solamente scrivendo. Fare come Snoopy dei Peanuts con il suo incipit: “Era una notte buia e tempestosa!”. Due righette di scarna descrizione, un curriculum in pdf che risale alle elementari, in cui è elencata la mia florida attività di venditrice di limonate porta a porta e magari una piccola foto francobollo, che mi ritrae in una posa da educanda.

E invece no! E qui salterebbero fuori i miei Webmasters, con un bel “HA, HA!” alla Nelson Muntz dei Simpson.

Purtroppo io non mastico molto la materia dei “Webmasters” e quando mi si è iniziato giustamente a parlare di “meta” su Google, indicizzazione, testi di posizionamento e ottimizzazione SEO, beh devo dire che un paio di calde lacrime di mortificazione sono scese vergognose sulle mie guance.

Io ero rimasta alla cara e vecchia sezione “About” dei nostri siti, così confortevoli e familiari, sobri nella loro pochezza, e invece mi è stato detto, come si spiegherebbe a un bambino come impugnare una posata, che non bastano più. È un po’ come spiegare a uno che è rimasto ai tempi del Commodore 64, che esiste la PlayStation realtà virtuale. Ovviamente, per forza di cose si deve scendere a patti, ma non è per nulla semplice.

Ok, partiamo dalla cosa più semplice, vada per modificare la foto. La nostra immagine generalmente infonde fiducia negli utenti.

Per esempio, personalmente, quando visito il sito di un qualche dottore Pinco Pallo, beh se non c’è l’immagine non mi soffermo molto. Probabilmente è sciocco, ma chi l’ha detto che l’inconscio debba essere intelligente? Io di farmi mettere le mani addosso da un ginecologo che ha le sembianze dell’Uomo Focaccina di Shrek, non ho alcun interesse!

Quindi, collegare visivamente il sito internet a una persona in carne e ossa è essenziale. Attenzione però, perché qui scatta il secondo “HA, HA” di Nelson.

Voce fuoricampo dei miei Webmasters: “Ma dopo tutto quello che ti abbiamo spiegato, tu cosa mi proponi? Una fotina in posa per la patente? Assolutamente no! Qui è necessario sfoderare quel poco di charme alla Julio Iglesias e sforzarsi di ridere. Se non riesci a fare un sorriso alla Ronald McDonald, almeno devi fare un accenno di sorriso educato e il più possibile sciolto.”

Ottimo, consiglio accolto, ma ricordate: se siete fotogenici come lo sono io, al pari di un sedere di babbuino, le pose forzate non sono il vostro forte e probabilmente attireranno la diffidenza dell’utente. Personalmente, più mi metto in posa più risulto a disagio. Quindi cercare di farsi immortalare quando non  se ne ha la minima idea, risulta più efficace. Almeno non sarete simili a Bruto, lo squalo di Nemo.

Parlando di questa poca fotogenicità, mi è venuta un’idea brillante: e se noi ci facciamo vedere sì, ma non del tutto? Solo un pochino?

Ho dato un’occhiatina in giro ad altri siti e blog, in effetti, un altro cult del momento è quello di inserire una parte del proprio corpo. Che ne so, un mezzo busto, nascondendone però i tratti salienti con diversi espedienti grafici, per esempio lo sguardo, o la bocca.

Questi “trucchetti” da sociopatici, da quel che ho capito, servono a migliorare esteticamente il layout e fanno leva sulla scimmiesca curiosità umana.

Ma se invece il mio range di utenza fosse diffidente come una salamandra albina e preferisse non vedermi come un mostro di Silent Hill?

Beh, in questo caso, ecco qui che il web ci propone una terza possibilità: una propria fotografia come parte del layout.

Quanto può essere intrigante una foto di noi in costume con tra le mani il layout, come la bimba in slippini della Copertone, seguita dallo sponsor delle creme solari?

Personalmente, visto gli argomenti da me trattati, la vedrei una scelta non molto adatta. Teste che fanno capolino da dietro il modulo contatti, probabilmente, più che accattivanti, farebbero paura…

Stessa cosa per quanto riguarda le illustrazione, dalle fumettistiche a quelle “effetto carboncino”, temo si cadrebbe nel grottesco.

Arrivata fin qui, viaggiando dentro la staccionata costruita per me dai miei Webmasters, ho capito poche cose e molto confuse e a un certo punto, dopo il ventesimo sito che leggevo su come proporsi adeguatamente al pubblico, mi è venuta la voglia di prendere a martellate il pc urlando: “Ehi web! Non so se te ne stai accorgendo, ma mi stai mandando messaggi parecchio equivoci, alla pari di un uomo solo al bancone del bar, la notte del suo addio al celibato”, o come quando chiedi consiglio a tuo marito su come vestirti per una cena e ne ricavi una frase alla Ponzio Pilato: “Stai bene con tutto”.

Diamine! Tutte le donne sanno che questa è un’immane fandonia, detta nella speranza di velocizzare l’uscita di casa. Però io nel caso del mio blog, ho preso una decisione: non ho nessuna intenzione di farlo uscire in mezzo alla gente con le mutande in testa e i tacchi a spillo. Voglio sia un buon lavoro. Una cosa seria. Perciò, scusate se per ora si presenta un po’ patchwork, come quando da bambine ci mettevamo le scarpe rosse della mamma, la sua collana di perle bianche, il rossetto fin sotto le narici tipo il gioco “Torte in faccia” e il cappello di paglia della nonna, osservandoci compiaciute allo specchio. Ci sto lavorando, ve lo assicuro. Quindi non badate al cartello “Work in progress”, accomodatevi pure!