È arrivato l’equinozio di primavera.

Gli uccellini cinguettano, i fiori sbocciano e tutt’attorno a me, sottraendo il conturbante e perenne aroma di affumicato dell’aria di Roma, aleggia un misto di positività e aspettativa, finché non apro Instagram e decido di scrivere un post con foto e quattro righe di didascalia.

Occhio, quattro righe e non di più, giusto per non annoiare il lettore. Peccato che, quelle poche righine, contenessero un’esplicita domanda.

Ora, tra me e la punteggiatura non è che ci sia un amore carnale, non c’è mai stato il famoso “coup de foudre”, è più qualcosa di platonico, io sto bene qui e lei sta bene lì, così ogni tanto ci guardiamo di sottecchi. Diciamo che l’ortografia sta a me, come le posate stanno a un commensale: servono nel caso non risulti molto carino mangiare con le mani…

Ma un punto di domanda è pur sempre un punto di domanda, o no??????

Del tipo “Hello! I introduce myself, I’m the question mark, nice to meet you”.

Bene, come stavo dicendo, fino a un attimo prima la primavera e il suo fluido di pace e amore era tutto intorno a me, un attimo dopo ecco che vengo infilzata dal pungolo del fastidio: ma perché diamine le persone mettono mi piace a un post con sottoscritta una domanda esplicita?

Metti mi piace ok, ma santo cielo, rispondi!

Mi direte, l’avranno letto e trovato simpatico e avranno messo il like così, per spirito di cordialità.

Si, si potrebbe essere… così un dubbio mi ha assalito al quarantesimo like senza alcun cenno di risposta: ma non è che magari nessuno lo ha davvero letto?

Mannaggia  a me e alla mia innocuità e mannaggia allo spirito di cordialità!

Ergo può essere che esistano davvero persone che si aggregano ai post come pecorelle belanti “liiiiike”?

Ne ho discusso con un’amica, tra una gocciola con Nutella e l’altra ed è saltato fuori che, pure lei fa parte del club Shaun the sheep e ne è pure candidamente fiera.

“Non c’è nulla di male nel mettere un like senza commentare. Non è essere pecore, mal che vada è essere pigri”. Vi risparmio l’accesa discussione sull’onestà e i massimi sistemi, su chi veramente metta la beneficenza in chiesa prima di accendere il cero, e chi come lei no…

Sono infine giunta a una domanda (perché purtroppo di rado io arrivo a conclusioni lapidarie subito): perché nessuno legge seriamente i post, nel caso specifico, i miei post?

Prima risposta: fanno schifo, ma per far così schifo devi almeno essertene fatto un parere e averlo letto, o almeno scorso.

Seconda: per pigrizia o per timore di incorrere in un botta e risposta non desiderato.

Terza risposta: beeeee… per spirito d’aggregazione. “Tanta gente ha messo il like, lo metto pure io”.

Quarta risposta: perché alcuni, non conoscendoti proprio e non volendoti conoscere, usano il tuo post per far conoscere se stessi.

Quinta risposta: perché “UUUU quanto sono belle le figure”.

Sesta risposta: cause ignote…

Al sesto punto e alla quarantesima gocciola, mi sono beccata dell’ipercritica e dell’utopistica e mi è stata rilanciata quest’altra domanda: ma tu, quanto spesso e come leggi i post degli altri?

Mi ha letteralmente spiazzata. Credo che tutti pensiamo di comportarci correttamente. Solitamente consideriamo di comportarci più correttamente degli altri, questo è quasi certo. Sfido chiunque ad auto lapidarsi e credetemi, sentirsi dire che in sostanza “Si è una tra tanti”, che in fondo, nel fondo più profondo fondissimo, si è un po’ tutti Shaun the sheep, non è mai bello, nemmeno se si pensa di possedere l’animo smacchiato con Perlana.

Quindi, che fare? Cosa pensare?

Siamo giunte alla conclusione che, come in tutte le cose, sia inutile fare di tutta l’erba un fascio.
Inutile lamentarsi che il social che si è scelto come piattaforma per dar sfogo alla propria creatività, sia vano o fittizio.

In sostanza, se ben ci si pensa, vale anche qui il famoso must che ci veniva inculcato a catechismo, tra una partita di calcetto balilla e l’altra: non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te.

 

Ebbene si! L’unica cosa fattibile è rimboccarsi le maniche, mantenere il self control di Poirot e iniziare davvero ad avere a che fare con gli altri, anche in questa realtà particolare dei social, che un po’ ci nasconde e cela anche quando ci pone sotto lo sguardo del mondo intero. Le dinamiche non sono poi così diverse da quelle del mondo fisico.