Cari lettori è un po’ che non scrivo, sia a causa delle vicissitudini della vita, sia per quel tipico calo umorale che talvolta colpisce tutti gli scrittori, anche quelli sconosciuti come me.

Fatto sta che niente accade mai per caso e giusto stamattina la sensitiva che è in me si è fatta avanti con un bel sogno, in cui una voce fuori campo sussurrava queste esatte parole: PERCHÉ IO VALGO! Si esatto, proprio lo slogan della nota marca di prodotti per capelli, che tra l’altro iniziavo a trovare alquanto detestabile.

Sospetto di conoscere la causa di questo mio messaggio onirico e direi che sta tutta nel fine settimana passato in compagnia di una donna alquanto talentuosa, positiva quasi quanto Pollon e Memole messe assieme, ma con gli attributi di Mazinga Z, che io chiamerò “Miss. D.”.

Parlando con lei ho riflettuto su alcuni aspetti del mestiere e a quanto pare ci ho rimuginato anche nel sonno. In poche parole mi sono svegliata con questa sorta di mantra nella mente, ho fatto colazione in sua compagnia e mentre mi lavavo i denti ho deciso che se non me ne fossi liberata scrivendoci su qualcosa, mi avrebbe perseguitato per giorni e giorni come Despacito!

Ed eccomi qui a rifletterci sopra.

Ho supposto subito che fosse la mia autostima a urlarmi dall’aldilà di darmi una svegliata. Così da semianalfabeta quale sono, mi sono chiesta: ma “autostima” cosa significa esattamente? La risposta più terra terra è stata: valutazione di sé. Positiva o negativa che sia, in poche parole, è quello che sentiamo nei confronti di noi stessi. Buona autostima equivale a riconoscere il nostro valore e farci rispettare. Bassa autostima: non ci valorizzeremo e probabilmente permetteremo anche agli altri di sottovalutarci.

Bene, e io che autostima ho? In questi casi bisogna essere sinceri, inutile dire bugie, sarebbe come pigliarsi per il naso da soli. Vorrei dire di possedere una buona autostima, ma credo di dire la verità solo ammettendo di averla sufficientemente sviluppata giusto per farmi sopravvivere e la cosa mi disturba alquanto. Mi disturba specie perché questa cosa si riallaccia ad un’altra tematica, quella del: “lavorare su sé stessi”. Frasi del tipo “ora dovrò lavorare su me stesso” “spostare il focus su me stesso”, sono affermazioni che mi hanno sempre fatto sorridere un po’ di compatimento, come se ci si dovesse mettere tutto d’un colpo a fare yoga, a frequentare circoli hippy, purificarsi e farsi una cultura sui vari tipi di acqua minerale naturale che esistono al mondo.

Si lo ammetto sono un po’ idiota, questa è la tipica scusa delle persone pigre per non fare quel passetto in più che ci catapulta fuori dalla tanto amata “Comfort Zone” che ci protegge come un ciccioso, grosso bozzolo.

Ecco un’altra definizione usata dalla mia amica “Miss. D.” che mi ha fatto sentire davvero vergognosa: “Comfort zone”.

È davvero dura considerare di essere così pavidi da non voler nemmeno ammettere di averla la comfort zone. È come se qualcuno improvvisamente ti dicesse: “ehi ma sei nudo!” e tu coprendoti con la foglia di fico continuassi a dire “No, ti sbagli sei tu che vedi tutto rosa!” Insomma è dura a trent’anni suonati ammettere di essere come Leone cane fifone.

Quindi basta compiangersi! Basta con l’avere scarsa considerazione personale, rischiamo di demotivarci, di affrontare le situazioni con un atteggiamento negativo che può rivelarsi a volte un vero e proprio autogol. Ovviamente l’invulnerabilità non esiste e ritenersi “al di sopra della media” può portare a distorsioni del reale degne di Salvador Dali.

Altra affermazione crudelmente saggia fattami dalla mia amica supereroina è stata: “IL LAVORO VA PAGATO!”. 

Caspita anche questa fa male come un pugno in faccia vero? Specie per una scrittrice esordiente è dura da mandar giù, visto che solitamente siamo noi a pagare perché il frutto dei nostri lombi venga almeno valutato, se non udite udite: addirittura corretto e pubblicato. Ma la mia amica Mazzinga Z ha ragione.

Se non ci si sente ancora degni di un pagamento monetario, direi di essere arrivata alla conclusione che all’inizio va più che bene un pagamento “fiduciario”.

Del tipo “Ehi amico sono bravina, dammi una chance!”

Per arrivare a auto-considerarsi bravi, degni di esser esaminati, o per lo meno che il mondo si scansi di un millimetro, giusto il tempo per non pestarti cosa bisogna fare?

  1. Sicuramente fare diverse esperienze! Positive e negative che siano ci possono dare una misura abbastanza accurata del nostro valore.
  2. Investire su diversi ruoli personali, professionali, familiari, ci aiuta nel caso in cui un ambito della nostra vita dovesse rotolare via come un Foxy mega doppio velo. Occhio perché so che fa male metter mano al portafoglio, ma investire non significa solo impegnarsi cerebralmente tipo il Professor Xavier degli X Man, ma anche cacciare qualche soldo per qualcosa in cui si crede davvero, anche se costa sacrificio e fatica.
  3. Dobbiamo poi stare attenti alle persone con cui ci confrontiamo. Non guardare solo e sempre i più bravi o i meno bravi, altrimenti rischieremmo di trarre conclusioni sbagliate su noi stessi.
  4. Infine stare attenti alle mete che ci poniamo. Sane ambizioni fanno crescere, mentre esagerate comportano spesso facili fallimenti.

Quindi arrivare a dirsi “io valgo” è un requisito per una vita serena e a volte è già un punto di arrivo. Perciò cari amici iniziamo a “lavorare su noi stessi prima di giudicare malvagio e incomprensivo il resto dell’universo… Io intanto mi iscriverò a Yoga!