É con i denti che ci si scava la fossa.

Non c’era nulla che lo irritasse di più che osservarla mangiare.
Erano passati diciannove anni dal giorno in cui se l’era sposata. Bella, alta e giunonica come una dea greca.
Era stato un bel giorno quello.
Aveva sempre saputo che sua moglie Ada non sarebbe mai stata la modella anoressica delle pubblicità delle autoreggenti. Su di lei l’elastico di pizzo aderiva quasi come se avesse denti immersi nel morbido strato di adipe sotto i glutei.
Però era bella, o almeno era proporzionata.
Anche lui era invecchiato. Aveva perso i capelli, messo gli occhiali e il suo sorriso obliquo aveva perso quel fascino da mascalzone di quando era ragazzo, ora mimandolo allo specchio, pareva un idiota con una semiparesi.
Nonostante tutto però “l’Aldo di base” si era mantenuto!
Ada invece era cambiata, ma non come cambiano gli anni di matrimonio le persone normali, era cambiata come se lei quei diciannove anni li avesse passati nella casetta nel bosco di Hansel e Gretel!
Ada non lavorava. Per una donna del paese lavorare era disonorevole, voleva dire che il marito non riusciva a badare da solo alla propria famiglia. Quindi se ne doveva stare a casa a sfornare marmocchi e badare alle faccende. Peccato che Ada non potesse avere figli a causa di una disfunzione ormonale grave e che la casa fosse un autentico cesso. L’unica parte della loro dimora in ordine era la dispensa.
La dispensa di Ada non era una credenza o un semplice ripostiglio. La dispensa di Ada era un rifugio antiatomico e a nessuno oltre a lei era permesso metterci mano. Era un po’ come la “guardia di porta” del film Ghostbusters.
Guardandola prendere a morsi una coscia di pollo dorata e croccante, immergendo i canini nella polpa soffice e facendoli poi riemergere lordi di rossetto e inframmezzati da filamenti bianchi di sfilacci di carne, Aldo trattenne a stento un conato.
Cercò di concentrarsi sul telegiornale che andava in onda alle spalle della donna e si maledisse per aver posizionato li la tv.
Comunque per fortuna si vedevano solamente la sera a cena, a pranzo era in mensa e poteva rintanarsi lontano da tutti nel tavolino singolo vicino ai bagni.
Doveva solo riuscire a superare i “momenti cena”, che diventavano via via sempre più insopportabili.
Sembrava che Ada cucinasse intenzionalmente tutte le pietanze più unte, grasse o rumorose possibili e che si impegnasse oltremodo nel mordere, succhiare, spezzare e disossare ognuna di esse.
Era una tortura.
Era una congiura… Forse un piano ordito per farlo impazzire.
Ma certo, non c’era altra spiegazione!
Perché mai sennò mentre addentava e rosicchiava lo fissava da dietro un petto succoso o un ossobuco fumante, con quei suoi occhi porcini?
Voleva farlo impazzire!
La fissava con repulsione. L’immagine della donna si sovrapponeva a quella della televisione dietro alla sua enorme faccia rubizza. Immagini di mucche che andavano al macello, incanalate lungo staccionate in ferro con bastoni neri che rilasciavano scariche elettriche. Esseri folli di paura che prima o poi si sarebbe ritrovato nel piatto, il suo bel piatto in porcellana bianco. Colavano lacrime acquose dai loro grandi occhi scuri, mentre quelli piccoli e insulsi della moglie si chiudevano in vomitevoli espressioni di godimento.
Era insopportabile, Aldo iniziò a vederci doppio, muggiti e rumore di morsi si mescolavano assieme.
Distolse lo sguardo e lo fissò sulle posate. Erano ancora pulite, il suo tovagliolo intatto e candido come il lenzuolo di una vergine, quello della moglie pareva uno straccio per pulire gli attrezzi di un qualche meccanico.
Stava cercando di portarlo al limite.
Ora succhiava il midollo dalle ossa spezzate.
Voleva fargli uscire di testa il cervello esattamente come faceva con la polpa grigiastra delle carni!
Iniziò a passare il dito indice su e giù lungo la superfice d’acciaio della forchetta.
“Adesso la prendo e gliela pianto in gola, così la smette di succhiare e ingoiare come una latrina!”. Questo fu il suo esatto pensiero mentre si alzava scostando la sedia di scatto e se ne usciva dalla cucina.
Le labbra furiosamente impegnate della donna si interruppero un istante solo per dire: “Ehi sei proprio un cafone, non ci si alza da tavola se tutti non hanno finito e io non ho finito!”.
Ormai lui era a metà del corridoio, rise e sussurrò vigliaccamente: “E quando mai tu hai finito!”. Dopodiché aprì il rubinetto del lavandino, in modo da non sentire le sue lamentele e non farle sentire i suoni dei filmini hard che guardava di nascosto sul cellulare nelle sedute al wc.
Quello che però entrambi ignoravano è che nessuno dei due sentì l’altro mai più.
Ada si soffocò succhiando un pezzo d’ossobuco di troppo nell’esatto istante in cui Aldo tirava lo sciacquone.