“L’eterno riposo,

dona loro, o Signore,

e splenda ad essi la Luce perpetua.

Riposino in pace.

Amen.”

Io di notte dormo.

Voi?

A volte vado a letto tardi e siccome sono un bravo cristiano, prego.

Preghiera preferita: “Salve Regina”, inno di misericordia.

Da bambino però mia nonna mi costringeva a recitare “L’eterno riposo”, così mio nonno avrebbe riposato per sempre in pace.

Ora ho quarant’anni, un lavoro, un cane e mi ritrovo comunque a letto con lo sguardo al soffitto, vortice nero e inglobante, cercando di capire che preghiera dire per chiudere la giornata da “buon cristiano”.

Mi rigiro fissando i numeri lampeggianti della sveglia. Sono le due o almeno credo, la miopia è l’unica compagna di vita rimastami.

Non dormo.

Perché le parole degli anziani permangono come pece?

“Luca, ascoltami, L’eterno riposo è l’unica preghiera che mette a posto tutti, vivi e morti!”

Mannaggia a me, che ancora ti ascolto nonna!

Perché solo di notte ci mettiamo a pensare ai defunti? Abbiamo tutte le ore del giorno, piene di luce e invece no! Di notte!

Grisbì mi guarda perplesso, scodinzolando mi sbatte in faccia tutta la sua semplicità: pappa, nanna, pupù. Preghiere? No I don’t understand you.

Qualcosa nei muri scricchiola, fruscia, forse bolle d’aria nei tubi, forse topi.

Inizio a recitare. Le parole vivono, come palloncini si alzano: l’eterno riposo… Riposino in pace. Amen.

La domanda sorge: ma se non hanno l’eterno riposo?

Mia nonna avrebbe risposto: “Luca, non vorrai che il nonno vaghi per l’eternità nelle tenebre vero?”.

Lo ricordo come un vecchio militare arcigno, con zero attitudine all’affetto, immaginarmelo vagare per l’eternità in cerca di me è cosa temibile.

Il bip della sveglia mi riporta alla realtà.

Mi massaggio le tempie.

“Luca dì le preghiere, perché sennò i morti vengono a cercarti e ti tirano i piedi.”

Strano come ci si sforzi tanto di riesumare il volto di qualche defunto con lo scadente risultato di una torbida somiglianza, mentre la voce ci venga facile.

“Dì le preghiere sennò i morti vengono a tirarti i piedi.”

Ma che razza di idiozia! Perché ai morti dovrebbe interessare tirare i piedi ai vivi! Io farei qualcosa di peggio!

Grisbì fa un paio di giri su se stesso e si acciambella sulla mezza piazza vuota.

Lo accarezzo per dargli coraggio, la mia voce lo coglie di sorpresa: “Dai non devi aver paura”. Sento il suo respiro umido sul palmo.

Io sono l’umano intelligente, io rassicuro lui. Allora perché ho tirato i piedi su fino a metà del materasso?

 

 

 

 

 

 

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