“Tu lo vedi Jo?”
“Si Ben, sta arrivando, sta svoltando l’angolo proprio ora, è in perfetto orario”.
“Dici che pure stamattina gli farà la solita predica sul pallone, sullo studio e su com’ era la vita ai suoi tempi?”.
“Sicuro! Ci scommetto, potessi schiattare!”.
Risata di gruppo.
“Jo, fa così freddo che ho perso la sensibilità della faccia, se mi tiri un cicchetto mi si crepa”.
“Io non sento più le mie parti intime”.
“E da quando chiami parti intime i tuoi gioielli?”.
“Da quando il prete, quello che viene sempre a benedire il semaforo, ha detto che anche il turpiloquio preclude il paradiso, io voglio guadagnarmelo!”.
“Che anima candida!”.
“Puoi ben dirlo! Tu piuttosto, hai deciso di scendere ai piani interrati – coda adunca e forcuta- ?”.
“Lasciamo perdere. Guarda piuttosto il ragazzino, forse riesce ad arrivare all’incrocio prima di soffocare sotto quella montagna di sciarpe”.
Altra risata catarrosa di gruppo.
“Ehi Jo, tu dici che oggi ci riuscirà?”.
“O si! Quanto è vero che il mio naso è attaccato al mio viso!”.
“Beh questo è da vedersi, il tuo viso potrebbe essere scambiato per un’altra parte anatomica”.
“Idiota!”.
“Ehi Jo, guarda il padre, è proprio vero che chi nasce tondo non può morire quadrato”.
“Vorresti dire che chi nasce stronzo muore stronzo!”.
“Si, esattamente”.
“Sai Ben, quell’uomo mi ricorda mio padre”.
“Bel ricordo!”.
“No, per niente.
Stesso sguardo glaciale, stesso piglio imperioso, stessa inammissibilità d’errore.
Guarda, ora attacca la solfa: tre, due, uno…”.
-Ti ho detto mille volte, ti ho detto mille volte che non devi attraversare la strada correndo! Passano le macchine.
Quando la smetterai di giocare a pallone e ti metterai a studiare?
Io alla tua età…-
“Mamma mia quell’uomo è proprio una pigna in c…”.
“Jo!”.
“Si, si niente turpiloquio. Comunque, se non fosse oggi il giorno, io una spintarella al vecchio gliela darei. Solo una spintarella”.
“Credo che il giovine ci stia già pensando”.
“A cosa?”.
“A mandarlo in un posto migliore. Dai guarda che faccia ha, solo a guardarlo io chiamerei i servizi sociali”.
“Si, io non lo manderei al ballo di fine anno con mia figlia, però…”.
“Dai Ben il tempo scorre! Puntiamo!”.
“Non lo so… Il ragazzo è inquietante però mi è simpatico…”.
“Puntaaaaa!”.
“Ok, ok io punto sù! Infondo dicono sia misericordioso…”.
“Io punto giù!
Eeeeee tre, due, uno…”.
Semaforo rosso, Diego fa per dare una spallata all’uomo che gli sta davanti, suo padre, ignaro di tutto questi si allunga per chiamare il verde. Si scosta di pochi centimetri, sufficienti a far perdere l’equilibrio al ragazzo che cade come un sacco di patate sul selciato e viene falciato a metà dall’allegro giallo scuolabus delle otto.
Il suo corpo rimane a metà, riverso sull’asfalto.
“Questa è la parte migliore Ben! C’è sempre la suspense di quei pochi attimi e poi SBAM! Arrivano. 
Ho vito io! È un’anima nera, biglietto sola andata per i piani bassi! Non c’è niente da fare contro la mala sorte e bada bene che parlo per entrambi”. “

Si, si gongolati pure, sempre meglio che sostare qui in questo limbo del cazzo!”.
“E per fortuna che lo chiamano misericordioso! Dai sgancia, avevamo detto dieci anni miei da scontare al posto mio giusto? Si, si, si…”.
“Jo, sei il solito rotto in culo!”.
“Amen fratello!”.