Sono ancora neve fresca per ora.

Solo polvere di ghiaccio spazzata qua e la, ma non per molto ancora, me lo sento.
Non ho occhi, ne bocca, ne braccia ne anima mia, per ora, ma presto me ne prenderò una, giovane e succosa.
Per ora sono solo polvere, polvere di ghiaccio spazzata dal vento, ma ho un nome, almeno quello ce l’ho.
Mi chiamo Jack, Jack Frost.
Per ora me ne sto qui, dietro la casa di Jimmy, o Jeimy, non ricordo il suo nome, ma la cosa non è importante. Ciò che è veramente importante è che so che lui verrà da me. Lui verrà perché è un bambino e i bambini amano la neve e io amo le loro piccole candide anime.
Eccolo! Lo vedo. Arrabbiato al punto giusto con suo padre, bifolco del cazzo. La rabbia mi piace nei bambini, se appiccata al momento opportuno da loro un sapore tutto diverso, particolare.
Si è seduto poco distante da me. Ancora non ha deciso cosa fare, ma presto ci arriverà, ci arrivano tutti.
Eccolo che inizia, ci ha messo più del dovuto per decidersi, quasi quasi volavo via col vento dietro la casa di Teddi Reinor, ma si è deciso.
Bravo il ragazzo! Sta facendo un bel lavoro di braccia per crearmi.
Mi ha costruito una bella base, solida e larga. Ora issa il tronco e poi inizia la mia testa. Gli annuso le mani, lui non lo sa. Anche attraverso lo spessore dei guanti imbottiti l’odore della carne tenera e calda si percepisce chiaramente.
Ho fame.
Dovrei attendere, anzi devo attendere che mi finisca, sennò rischio mi scappi via correndo.
Lo guardo scavare ancora per raccogliere l’ultima manciata di neve per il mio collo quando… Ops! L’ha trovata. Pensavo di averla digerita e invece no! Eccola li, la manina di Steve Sunders. Dovrò essere più accorto d’ora in poi. Ma ora è inutile pensarci. Ho un problema da risolvere e lo devo fare senza gambe, busto e testa. Però ho un nome e adesso avrò anche un’anima.